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Circolo Pasolini

Circolo Pasolini - Gian Luca Mario Loncrini

Streghe malefiche ed altre pasticcione; nani buoni ed altri cattivi. Scope e tappeti volanti, macchine parlanti, animali di ogni razza che, all’occorrenza, cercano i propri piccoli, li trovano, quasi sempre li traggono in salvo (garantendo favolosi lieti fine), a volte si combattono, vengono soppressi dall’uomo. Fate e principesse, sguattere e gran dame. Bambini di legno col naso che si allunga, gatti miliardari, maghi innovativi e molto intelligenti. Avventure che prendono avvio in epoche lontanissime. Altre, in contesti meno remoti. Il tutto impastato con una buona quantità di brani musicali che sono diventati celebri quanto i film in cui sono inseriti.

Di cosa parliamo? Ma dei classici Disney, ovvio.Macchina commerciale che quasi stentava ad avviarsi (ci sono voluti un grande imprenditore e dei banchieri giocherelloni per riuscirci), la Walt Disney è ad oggi la più grande industria dello spettacolo di tutti i tempi. È riuscita a mantenere tale primato per decenni, sfornando i grandi classici d’animazione che tutti conosciamo, utilizzando quasi sempre la letteratura infantile mondiale come riferimento.

Ma quali sono i segreti di questa eterna giovinezza? E si può affermare con certezza che il prodotto cinematografico che offre sia riservato esclusivamente al pubblico di giovani e giovanissimi spettatori?

Tutti gli elementi che caratterizzano il disegno animato (o, generalizzando, un’opera audiovisiva) certamente si sono evoluti negli anni. Il disegno stesso (ora diventato opera di computer grafica), il linguaggio (meno artificioso e molto più colloquiale), espressioni ‘da adulti’. Montaggi frenetici, sequenze mozzafiato, situazioni molto lontane dalla realtà infantile (la depressione di Lilo nel film dedicato a lei e all’amico alieno Stitch è solo uno dei molti esempi di ‘contemporaneizzazione’ del prodotto). A volte si ha l’impressione che la major si sia scodata che i bambini sono rimasti tali anche se da quella prima Biancaneve virginale e canterina sono passati oltre sessant’anni.

Nel lavoro di Loncrini vengono maneggiati con cura tutti questi elementi: situazioni non adatte al giovane pubblico; linguaggio ed espedienti narrativi tipici dell’età adulta fin troppo espliciti; ammiccamenti sornioni e a volte simpatici da parte dei bravissimi disegnatori che, da anni, regalano grandi emozioni. Una simpatica parentesi è dedicata agli errori (anche coloro che sembrano perfetti possono, di fatto, sbagliare), inserendo di tanto in tanto qualche aneddoto relativo alla lavorazione di film storici come può essere, ad esempio, il mai eguagliato ‘Fantasia’.

E una parte è, infine, dedicata al doppiaggio. Che, grazie alle attuali conoscenze linguistiche, riesce quasi sempre a mantenere inalterata la versione di partenza dell’opera (attenzione: quasi sempre. È innegabile che il contesto socio-culturale non sia sempre perfettamente trasportabile nella lingua del Paese in cui l’opera giungerà doppiata, pur cercando di limitare al massimo la perdita semantica che il processo inesorabilmente comporta).

Un breve saggio, dunque, che critica senza criticare. E che lo fa cercando al tempo stesso di divertire.

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