Danae

 
Recensione a cura di Giulia De Concilio

Tenacia, malinconia, amore per la cultura, desiderio di rivalsa, grande forza di volontà: queste sono le caratteristiche che contraddistinguono la gaúcha Sabina, protagonista del nuovo romanzo di Loncrini. Nata in una numerosa quanto disastrata famiglia brasiliana, Sabi è l’unica tra i suoi familiari a desiderare e sperare una vita diversa per sé e per tutti coloro che vivono nella sua stessa, penosa condizione. Fin da piccola comprende l’importanza dell’istruzione che, sola, può aiutare a trovare “il coraggio di integrarsi nella società”, lasciandosi alle spalle la realtà squallida, marcia e corrotta da cui si proviene.

Saudade, il secondo romanzo di Gian Luca Mario Loncrini cela, sotto la falsa veste di un gradevole ed appassionante racconto di narrativa (in cui non mancano storie d’amore, toni malinconici, conflitti, colpi di scena), una meticolosa e profonda indagine sociale della misera e triste realtà brasiliana vista “dal di dentro”, attraverso gli occhi delle famiglie che lottano ogni giorno per sopravvivere, dei bambini che rubano per aiutare i genitori, dei padri che spacciano e delle madri che si prostituiscono per poter mettere in tavola qualcosa di più saporito e di più nutriente della pressocché ordinaria “zuppa di giornale”.

Tuttavia, attraverso gli occhi di Sabi, quella realtà irreversibile per tutti i suoi amici, parenti e conoscenti diventa, invece, un semplice ostacolo per un’ affermazione personale e professionale che può e deve essere superato. Questa sua incontenibile ambizione la porta, già bambina, lontano dal piccolo borgo (Caxías) in cui è nata: prima a Santa Caterina, poi a Canasvieiras, a São Paulo e, forse, nella tanto amata (poiché lì abita il suo Francesco) Italia, terra (per lei) di speranze e di opportunità. 
 

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