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Il castello dei destini incrociati

Amore durato dieci anni, quello per il teatro (Verona, Aprile 1992).

 

 

'Il castello dei destini incrociati' di Italo Calvino (Mondadori, 1994).

 

Calvino decise di scrivere questo libro su richiesta dell'editore Franco Maria Ricci il quale richiedeva di illustrare con un testo i tarocchi; lo scrittore associa quindi la narrativa all'iconografia, l'originalità consiste proprio nel fatto che le figure accompagnano sia le pagine del testo sia le storie che si intrecciano. Questo romanzo può essere considerato quasi un giallo, dove i personaggi muti esprimono la loro personalità attraverso i tarocchi.
L'autore quindi insinua nelle menti il possibile rapporto esistente tra cartomanzia e scrittura, questo perchè la sua intenzione è di creare una sorta di "triangolo": lo scrittore, il pubblico ed il testo scritto.

Il romanzo è strutturato in questo modo: la prima parte è 'Il castello dei destini incrociati' appunto, che comprende anche una parte intitolata 'Tutte le altre storie'; la seconda parte si intitola 'La taverna dei destini incrociati' le cui storie e accadimenti sono simili al precedente, ma cambia l'ambientazione.
Ad essere sinceri non si può parlare un'ambientazione in particolare, sia il castello sia la taverna non vengono descritti, rappresentano solo una sorta di contorno o forse meglio dire "contenitore", le vicende di ogni ospite hanno ovviamente luogo in scenari differenti.


'La taverna dei destini incrociati' è stata realizzata allo stesso modo de 'Il castello dei destini incrociati', cioè utilizzando i tarocchi; le carte della taverna però sono molto diverse da quelle utilizzate per il primo racconto. I tarocchi marsigliesi infatti sono differenti per la grafica e sono riprodotti in bianco e nero, quindi di fattura decisamente "popolare". Il quadrato delle settantotto carte che presentano lo schema generale della taverna, non ha il rigore di quello del castello; i narratori perciò non seguono un percorso regolare.

Il racconto iniziale è quello di un viandante che attraversa una foresta e giunge in un maniero, dove i vari commensali scoprono presto di non essere più in grado di parlare, per magia o per incantesimo, ma ognuno ha comunque voglia di raccontare cosa li ha portati in quel luogo, cosa ha causato la loro rovina o la loro felicità.
Una storia per ciascuno, ma essendo muti, per comunicare tra loro, usano appunto i tarocchi disponendoli sul tavolo, utilizzando sia i propri, sia quelli degli altri: in questo modo le storie s'incrociano, si combinano in un gioco che coinvolge tutti.
L'incapacità di conversare è così risolta, carta dopo carta, immagine dopo immagine, la storia prende forma ed ecco che la vita di ogni commensale commuove i presenti o li rallegra, a seconda della figura scelta per "scrivere" la propria storia.

I tarocchi hanno un significato molto particolare, oltre al valore numerico (lo zero rappresenta il caos, il 21 il mondo o l'ordine) hanno anche un significato simbolico: le spade indicano i duelli, le coppe le feste, gli ori i soldi ed i bastoni le foreste.

Sono storie dall'intreccio molto vario, per lo più drammatiche, vissute da personaggi che di volta in volta assumono la fisionomia dei tarocchi stessi: nella prima storia dell'ingrato punito, il giovane si identifica nel cavaliere di coppe il quale approfitta della fanciulla (la temperanza) che l'aiuta nel bosco (nove di bastoni) dopo che fu aggredito da un brigante (la forza) il quale lo lasciò legato a testa in giù (l'impiccato).
E ancora: l'alchimista che vende tutte le anime di una città al diavolo in cambio dell'elisir di lunga vita; il ladro di sepolcri che giunge in cielo un attimo prima dell'apocalisse; la gigantessa che seduce il principe appena sposato e viene esiliata, ecc.

Il modo di raccontare di Calvino è particolareggiato e preciso, egli si sofferma sui dettagli, riflette sulle persone e sul significato delle figure, ciò per dare più rifiniture possibili alla storia; è questo lo schema del libro fatto di quadri raccontati e spiegati man mano che la storia stessa si srotola.
Calvino stesso affermò che pubblicò quest'opera con lo scopo di liberarsene poichè gli risultava praticamente impossibile trovare una linea generale da seguire. La genesi di quest'opera è stata molto complessa, ogni singola carta dipendeva dalla precedente e dalla seguente, le combinazioni quindi potevano essere infinite, senza arrivare così alla parola fine.

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