Streghe malefiche ed altre pasticcione; nani buoni ed altri cattivi. Scope e tappeti volanti, macchine parlanti, animali di ogni razza che, all’occorrenza, cercano i proprio piccoli, li trovano, quasi sempre li traggono in salvo (garantendo favolosi lieti fine), a volte si combattono, vengono soppressi dall’uomo. Fate e principesse, sguattere e gran dame. Bambini di legno col naso che si allunga, gatti miliardari, maghi innovativi e molto intelligenti. Avventure che prendono avvio in epoche lontanissime. Altre, in contesti meno remoti. Il tutto impastato con una buona quantità di brani musicali che sono diventati celebri quanto i film in cui sono inseriti.
Di cosa parliamo? Ma dei classici Disney, ovvio.
Macchina commerciale che quasi stentava ad avviarsi (ci sono voluti un grande imprenditore e dei banchieri giocherelloni per riuscirci), la Walt Disney è ad oggi la più grande industria dello spettacolo di tutti i tempi. È riuscita a mantenere tale primato per decenni, sfornando i grandi classici d’animazione che tutti conosciamo, utilizzando quasi sempre la letteratura infantile mondiale come riferimento.
Ma quali sono i segreti di questa eterna giovinezza? E si può affermare con certezza che il prodotto cinematografico che offre sia riservato esclusivamente al pubblico di giovani e giovanissimi spettatori?
Tutti gli elementi che caratterizzano il disegno animato (o, generalizzando, un’opera audiovisiva) certamente si sono evoluti negli anni. (continua)










