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Raccontami di te

Raccontami di te - Gian Luca Mario Loncrini
Impressioni di un piccolo lettore appassionato del cinema in genere e in particolare di quello d’animazione in forma epistolare.
 
Carissimo Gian Luca,
“In principio era Biancaneve” è un tuo bellissimo lavoro, che fa intuire anni e anni di ricerca e passione, scritto con uno stile discorsivo e molte volte accattivante.
 
Ho letto quindi questo tuo libro tutto d’un fiato, pur essendo un testo molto ricco ed elaborato, soprattutto in alcuni capitoli. Penso al capitolo “Disney on Disney”: ci sono veramente tante cose! E credo che se qualche studente dovesse studiarlo per un qualsiasi esame si troverebbe un’infinità di nozioni da ritenere a memoria! Di diversa ricchezza è il capitolo che segue, quello sul doppiaggio. Gli esempi sono decisamente meno (solo tre i brani affrontati) ma  bastano abbondantemente per dare un quadro chiaro di quello che vuoi trasmettere (dal doppiaggio “libero” a quello “fedelissimo”, seguito dagli stessi autori). Se solo avessi dovuto darti un consiglio in fase di bozza ti avrei suggerito di riportare in nota o tra parentesi una tua traduzione in italiano dei brani inglesi che analizzi. Qualche volta lo fai (soprattutto nei passaggi più caratteristici) ma altre volte il paragone rimane sospeso per chi, come me, è proprio messo male con l’inglese!
 
Questi due capitoli sono, a mio parere, i più tecnici. Ma tutto il libro è una fucina di informazioni! Da quelle “di informazione” di cui ho già detto, a quelle simpatiche (sviste, errori, aneddoti etc.), a quelle pruriginose (compresi i messaggi subliminali di tipo sessuale. Questi, a mio modesto parere, sono più da considerarsi goliardie di uomini che sistematiche operazioni per depravare i piccoli spettatori. Gli animatori, ricordiamocelo, sono adulti con i loro pregi e i loro difetti).
 
Questo, si può dire, è l’elemento “visibile” se si legge tutto d’un fiato il tuo libro. 
Ma, mi sembra (e questo a tuo merito), che ci sia anche un dato più  “profondo” che emerge spesso. Penso all’introduzione e particolarmente a pag. 16, penultimo e ultimo capoverso. Se avessimo voglia di approndire la nostra conversazione quelle righe potrebbero essere un buon spunto, anche se mi è sembrato di notare una contrapposizione tra il primo assunto  (“un bambino è sempre un bambino”: quindi un dato che non può cambiare) e il secondo (l’evoluzione del sistema educativo e il ruolo dei genitori: realtà che non sempre si trasformano, secondo me,  in maniera positiva). 
 
Anche il capitolo dedicato alla morte è certo una buona occasione per riflettere più a fondo. La morte è un elemento spesso presente nei film della major. Tuttavia anche qui non saprei se parlare di evoluzione o involuzione nelle produzioni Disney. La morte della mamma di Bambi - a parer mio - è molto più forte, esigente, e quindi  “dovere” di spiegazione/approfondimento da parte di un genitore, che le morti presenti nelle produzioni più recenti, spesso più “politicamente corrette”, più “soft” e quindi meno incisive. Insomma, se è vero che la morte fa parte dell’umana esistenza, come la gioia, il dolore, l’amicizia, il rispetto per l’altro (chiunque esso sia), e altri elementi che fuoriescono dal tuo lavoro sui film Disney, credo che tutte queste realtà vadano affrontate e permettano ad un genitore di fare il suo “lavoro” educativo, che diventa più immediato se “passa” anche attraverso le belle immagini di un film a cartoni animati.
 
Infine il capitolo sulle “girls” disneyane, molto ben fatto,  ci consente di riflettere sui cambiamenti della nostra società, particolarmente quella americana (che però rischia di uniformare con il suo stile anche altre culture, come la nostra europea).
 
Dunque un ottimo lavoro: sia nella chiave di lettura più immediata (le cui informazioni, proprio perchè puntigliose, sono oggettive), sia in quella più riflessiva, dove chiaramente ognuno di noi si differenzia nel giudizio e nelle conclusioni (e ben vengano le occasioni per confrontarsi e discutere!).
Ma permettimi di aggiungere una nota, alla fine di questa lunga lettera.
La cosa più bella del tuo lavoro sta’ nella passione che vi soggiace. 
Una passione che diventa conoscenza, mai ostentata bensì condivisa!
 
Federico.

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