“C'era spazzatura dappertutto. Un vero e proprio banchetto a cielo aperto per cani, gatti e topi, che circolavano su quei sentieri più degli esseri umani che vivevano in quelle case costruite con ogni tipo di materiale e dai colori sgargianti.
Case di legno rosa; case di metallo verdi; case di plastica gialle; case di cartone blu; case fatte un po' di metallo e un po' di legno, un po' rosse e un po' bianche. Case fatte con lo scheletro di automobili morte. Un carnevale di case che di allegro, tuttavia, non avevano nulla.”
“Come pretendere di invogliarli allo studio, quando non avevano mai visto un giornale girare per casa, se non per essere utilizzato come carta igienica o ingrediente per cucinare? Quando nel frigo, semmai ce ne fosse stato uno, non vi era nulla da mettere nello stomaco? Libri e cultura facevano parte di un linguaggio che nessuno di loro conosceva. E Sabina lo comprese subito.”
“Erano riuscite a fare in modo che la prefeitura intervenisse nelle zone su cui stavano portando avanti il loro progetto di studi, mettendo a disposizione delle famiglie più bisognose un discreto numero di sanitari. E quando, a distanza di alcune settimane, erano tornate per vedere se si erano abituate a quei nuovi gingilli per la casa, non avevano trovato parole nello scoprire che una gran parte dei water che erano stati consegnati erano diventati delle magnifiche fioriere che avevano abbellito con sgargianti fiori colorati gli ingressi delle fatiscenti abitazioni.”
“Simone aveva iniziato a subire le molestie sessuali del nonno da quando aveva solo tre anni. E nessuno era riuscito a capire perché una persona anziana all'apparenza tanto per bene riuscisse a trasformarsi in una bestia feroce che scatenava la sua voglia di carne su una bimba dal viso così candido da fare pensare a tutto tranne che ad una bambola con la quale soddisfare gli appetiti sessuali più indicibili.
Quella volta gli assistenti sociali c'erano voluti per davvero. Ma anche così, Sabina non poté credere che l'uomo si fosse difeso dicendo che aveva agito per tanti anni in stato di incoscienza, privo di volontà di intendere e volere. E quasi sempre quando la giovane madre della piccola, carne della stessa carne di quell'uomo saggio ed intelligente, passava i sabato sera a ballare sopra i cubi di una delle discoteche della città per tirare su qualche soldo.
Era stato in una serata così che Mariusa aveva scoperto che cosa suo padre faceva da tempo alla nipotina. La polizia era arrivata alla discoteca e l'aveva portata a casa. Una piccola abitazione non diversa dalle altre del Morro piena di gente, quella notte. Assistenti sociali, agenti in borghese. E la sua piccola Simone in braccio ad uno di loro. ll nonno seduto lì, davanti a tutti, incapace di spiegare il motivo di tanta brutalità, semmai ce ne fosse stato uno. Uno soltanto.
Mariusa non era riuscita a capire, subito. Era rimasta lì inebetita, quando le avevano detto che la figlia aveva raccontato che il nonno abusava spesso di lei. E proprio in quelle notti in cui era la madre stessa a lasciarla in sua custodia.
Quello che doveva essere il suo angelo protettore diventava un mostro per il quale non avrebbe mai avuto pietà. Era stata allontanata per sempre dal nonno. Ma anche dalla madre.”
“Sabina cercò di ricordare quando era stata l'ultima volta che aveva rincorso una palla. Non riuscì a metterlo a fuoco. Ma si ricordò di molte volte in cui aveva giocato a calcio in parrocchia dopo il catechismo, o durante la ricreazione a scuola. E sui verdi campi incolti della sua Caxìas.
Era stato proprio durante una partita di calcio con i fratelli e alcuni vicini di casa invitati al suo compleanno che papà Andrea si era avvicinato al gruppetto sospendendo la gara per annunciare che era giunto il momento di darle il suo regalo.
I bambini si erano messi in cerchi attorno a lui, che stava consegnando nelle mani della bambina una scatola di scarpe che doveva contenere qualcosa di davvero prezioso, considerando la delicatezza con la quale l'aveva porta alla figliuola.
L'aveva invitata a scoperchiare il contenitore piano piano, e a dare una sbirciatina dentro senza aprirla del tutto. I fratelli e gli amichetti si erano fatti curiosi. Sabina si era inginocchiata a terra, con la scatola a mezz'aria e tutti gli occhi su di lei. Tutti se ne erano stati lì col fiato sospeso, in silenzio, mentre lei aveva iniziato a sollevare il coperchio per scoprire il suo regalo di compleanno prima di lasciare la sua casa e di andare a vivere a Guaporé.
Era una colombina bianca.”
- "Ha l'aria di essere il discorso di una donna perbenista alla quale i genitori non hanno mai fatto mancare nulla, questo, professoressa Ferreira!" aveva osato dirle la ragazza.
- "Non venirmi fuori con certe sparate, Sabina. O potrei davvero cambiare l'idea che mi era fatta di te dal detto al fatto."
- "Che cos'è, una specie di ultimatum?"
- "No, è una specie di terapia d'urto per fare aprire quei tuoi occhi incantati e farti capire come stanno veramente le cose. Non porterà a nulla, quello che hai fatto e stai ancora facendo per quel bambino. Interverranno presto persone che, al contrario, sanno il fatto loro. Tu devi solo continuare a lavorare sul tuo progetto. Hai ottenuto il risultato che volevi. Nelle tue pagine sei riuscita a centrare in pieno i motivi su cui gli educatori si dovrebbero concentrare per evitare l'abbandono precoce della scuola da parte dei figli di persone meno fortunate di noi. Tiratene fuori, adesso. Il tuo compito con lui è terminato. Con pieno successo, se smetterai di frequentarlo già da oggi ed eviterai di incontrarlo di nuovo."
- "Io ho promesso..."